LA NATURA DEL SULCIS
LA NATURA DEL SULCIS

"Le belle opere dell'Homo Sulcitanus"

Girovagando per il Sulcis capita sempre più spesso di assistere a spettacoli non proprio edificanti. Dopo lo sconforto provato nelle ultime uscite ho deciso di rendere pubbliche le immagini che testimoniano i nostri comportamenti meno ammirevoli. Anche se era già sotto gli occhi di tutti, turisti e residenti, così facendo spero di smuovere le coscienze dei responsabili: basterebbe veramente poco per non trasformare le nostre strade, campagne, stagni e laghi in vere discariche a cielo aperto.

 

 

Ecco una bella piramide di pneumatici. Anche se parzialmente crollata, testimonia le abilità architettoniche dell' Homo Sulcitanus.

 

 

Ecco un chiaro esempio di come si possano abbellire le nostre strade e le nostre campagne

Ecco un bel gruppetto di Bossolus Pratensis, un fungo endemico che cresce rigoglioso nei nostri campi. Da settembre a febbraio diffonde ovunque le sue spore di piombo, dai campi agli stagni ma in prevalenza nei bacini d'acqua dolce.

L'invasione di specie esotiche

Testuggine dalle orecchie rosse (Trachemys scripta)

Il 02/04/2011 ho avvistato una grossa testuggine palustre, ma prima che potessi identificarla meglio si è rituffata in acqua. Il giorno successivo sono tornato sul posto nella speranza che si trattasse della specie nostrana. Dopo una lunga attesa, eccola riemergere nello stesso punto per prendere il sole, ma con disappunto scopro che si trattava di una enorme testuggine dalle orecchie rosse (quella che si vende nei negozi), liberata incautamente da qualche "appassionato". Entrando in competizione con la specie autoctona, già in declino per molti altri motivi, ne minaccia la sopravvivenza. Nello stesso luogo, qualche tempo prima, avevo gia osservato la presenza di alcuni pesci rossi! Che qualcuno abbia scambiato la palude Sa Masa per il suo laghetto privato?

Nutria (Myocastor coypus)

Come se ciò non bastasse, per completare il quadro ecco che fa la sua comparsa anche un rappresentante della fauna sudamericana: la Nutria. Si tratta di un grosso roditore morfologicamente molto simile ad un ratto, anche se alcuni preferiscono definirlo più gentilmente coniglio acquatico visto che si nutre prevalentemente di vegetali.

Noto anche come Castorino (somiglia infatti a un piccolo castoro con la coda di ratto) veniva allevato per la pregiata pelliccia. Dopo il fallimento di questa attività alcuni esemplari sono fuggiti o sono stati deliberatamente liberati e, data la loro notevole prolificità, si stanno diffondendo ovunque. Il mio primo avvistamento di un cucciolo e di un adulto risale al 12/06/2011 nella palude Sa Masa. Il 03/07/2011 ho osservato nuovamente qualche adulto, un cucciolo molto piccolo e un altro già un pò più grande. La presenza dei cuccioli indica che non si tratta di esemplari isolati ma dimostra che una piccola popolazione si è stabilita con successo nel nuovo habitat.

Nuove specie?

Garzetta (Egretta garzetta)

Questa non è una nuova specie di Garzetta, come ho pensato il primo istante che l'ho vista, ma una normale Garzetta appena uscita dal famosissimo centro benessere "La Discarica dei fanghi rossi".

Il bracconaggio e gli incendi estivi

Tra le piaghe più importanti che affiggono l'ambiente e il territorio sulcitano spiccano il bracconaggio e il fenomeno degli incendi estivi.

Durante l'estate il suono delle sirene dei vigili del fuoco, degli elicotteri antincendio o dei Canadair è divenuto fastidiosamente abituale, come pure gli spari e l'abbaiare dei cani da caccia durante l'inverno. Molte delle nostre campagne sono percorse periodicamente dal fuoco: il successivo passaggio delle greggi fa sì che il processo di rigenerazione della macchia mediterranea, che in condizioni normali richiederebbe 15-20 anni o più, sia quasi completamente bloccato. Il risultato è che molte zone del Sulcis in estate hanno un aspetto quasi desertico.

D'inverno invece spadroneggiano i cacciatori con i loro cani. Sono ovunque: dalle zone umide di importanza comunitaria inspiegabilmente senza tutela, alle bellissime foreste solo virtualmente protette (tranne qualche rara eccezione). Spesso mi sento braccato come un cinghiale.

Più subdoli e pericolosi sono senza dubbio i bracconieri. La pratica dell'uccellagione (bandita dal 1978) che consiste nel disseminare i sentieri di trappole, reti, lacci è una vera emergenza: si calcola che siano centinaia di migliaia ogni anno gli uccelli uccisi con questi metodi! Nel campo antibracconaggio organizzato nel 2010 dalla Lipu nel basso Sulcis sono stati individuati e rimossi circa 10.000 tra lacci e trappole e denunciati 18 bracconieri, uno dei quali responsabile del ferimento del vicepresidente Lipu con il lancio di una pietra.

"Le nostre usanze"

Una nostra "bella usanza" è quella di uccidere tutte le volpi che ci capitano a tiro. Sono infatti ritenute responsabili di "enormi" danni alla nostra economia agro-pastorale. Molti ignorano che sono autentiche sterminatrici di topi e ratti, contribuendo a tenerne sotto controllo la popolazione. Vengono poi mutilate della loro coda o impiccate agli alberi e alle recinzioni: un monito per le altre volpi? Ma!

Le attività umane

Altri potenziali pericoli per la fauna del Sulcis potrebbero derivare dall'eccessiva urbanizzazione delle campagne e da alcune pratiche agricole.

Negli ultimi anni ho notato che in qualche comune sulcitano, come Santadi, San Giovanni Suergiu ecc., sui terreni agricoli vengono edificate delle abitazioni che poco hanno a che fare con l'edilizia rurale (alcune sembrano vere e proprie ville hollywoodiane), sottraendo in tal modo spazio alla avifauna terricola nonché terre molto fertili e produttive all'agricoltura. E' vero che il settore non sta attraversando un buon periodo e che quindi in questo momento il problema non si pone, ma quando i tempi miglioreranno e si avrà la necessità di aumentare la produzione e di trovare nuovi terreni da coltivare, cosa faremo?

Anche l'agricoltura intensiva e alcune pratiche agricole possono rappresentare una minaccia per l'avifauna terricola, e non solo. Ho visto, ad esempio, che lo sfalcio delle colture foraggiere è fatto solitamente tra maggio e giugno, proprio nel bel mezzo della stagione riproduttiva di molte specie di uccelli. Allodole, quaglie, pernici ecc, infatti, possono nidificare nei campi coltivati e il passaggio dei mezzi agricoli potrebbe disturbare se non distruggere molte nidiate.

Penso che il problema sia piuttosto serio per quelle specie particolarmente vulnerabili, come l'occhione e la gallina prataiola: quest'ultima purtroppo non è presente nel Sulcis, ma ancora sopravvive nelle campagne del Medio Campidano e, più a nord, nella Nurra e nell'altopiano di Campeda. Mi sono chiesto più volte se non fosse possibile posticipare la fienagione di uno o due mesi per permetterle di portare a termine con successo la cova e l'allevamento dei pulcini.

E' stata dimostrata anche l'importanza di conservare le siepi di rovi e cespugli che fanno da confine tra i vari appezzamenti di terreno e che ospitano varie specie di piccoli uccelli. Molti di essi si nutrono di insetti, alcuni dei quali dannosi per le colture, e quindi possono rappresentare un valido contributo nella lotta biologica contro gli insetti nocivi.

Sempre più spesso, però, nell'ambito di un agricoltura intensiva, tali siepi sono sostituite da semplici reti divisorie che abbattono la biodiversità e rendono le nostre campagne brulle e anonime.

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